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ⓘ Dignità

Con il termine dignità, ci si riferisce al valore intrinseco dellesistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di liberamente mantenerli per se stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.

                                     

1. Storia del concetto

Storicamente, il tema della dignità è stato approfondito dallo Stoicismo che, in virtù della partecipazione del logos umano a quello divino, affermava lidentità delle virtù negli uomini a prescindere dal ceto sociale e dal sesso di modo che ogni essere umano era libero di impegnarsi nella ricerca della saggezza che implicava lindifferenza nei confronti del corpo e dei suoi dolori.

Il cristianesimo ha ripreso la concezione stoica della dignità umana sostenendo che ogni uomo sia un riflesso dellimmagine di Dio. La questione sulla dignità delluomo è stata poi approfondita durante il Rinascimento, quando la questione ha assunto caratteri polemici contro la dottrina della Chiesa, accusata di aver promosso la svalutazione del mondo terreno. Durante il rinascimento luomo venne considerato un essere dalla natura indeterminata, in grado di compiere in assoluta autonomia le proprie scelte di vita.

La dignità nelle sue prime concezioni non aveva niente a che vedere con il significato odierno essendo al contrario collegata allesercizio di una carica pubblica: un significato aristocratico, elitario questo che permane nel termine di "dignitario" e che si oppone al senso democratico che caratterizza oggi questo termine

Così per Thomas Hobbes la dignità non è un valore intrinseco delluomo ma solo il "valore pubblico" delluomo che gli viene attribuito dallo Stato

Così anche per Montesquieu la dignità denota la distinzione propria dellaristocrazia e si oppone in questo senso alluguaglianza. Émile Littré nel suo Dictionnaire de la langue française attribuisce come primo significato del termine "dignità" quello di "funzione eminente nello Stato o nella Chiesa" e solo come quarto significato quello di "rispetto che si deve a sé stessi"

Nella filosofia morale di Kant la dignità viene riconosciuta a ogni uomo in quanto essere razionale e perciò degno di essere considerato sempre come fine mai come mezzo:

Luomo cioè deve avere la capacità di agire moralmente al di sopra delle determinazioni sensibili della sua volontà che deve essere libera dalle inclinazioni del desiderio e della carnalità. La dignità kantiana va oltre il rispetto della vita in quanto vita sensibile e sofferente: essa è al contrario rispetto della libertà umana, delluomo in quanto essere sovrasensibile.

                                     

2. Dignità e umanità

Dignità e umanità sono diventati, nellevoluzione del pensiero, termini sovrapponibili, collegati alla libertà dellindividuo di potersi esprimere senza vincoli di sorta.

La dignità è quindi un concetto che rinvia allidea che "quelque chose est dû à lêtre humain du fait quil est humain" essa sia qualcosa che è dovuta allessere umano per il semplice fatto che egli è umano: calata in ambito giuridico, tale concezione è stata declinata da Hannah Arendt come il "diritto ad avere diritti".

Tutti gli uomini, senza distinzioni di età, stato di salute, sesso, razza, religione, grado distruzione, nazionalità, cultura, impiego, opinione politica o condizione sociale meritano un rispetto incondizionato, sul quale nessuna "ragion di Stato", nessun "interesse superiore", la "Razza", o la "Società", può imporsi.

Secondo papa Bergoglio, ogni uomo è un fine in se stesso, possiede un valore non relativo alloggetto che produce, ma intrinseco al modo di produrlo con il lavoro con il quale si realizza:

Ugualmente si riconosce dignità alle alte cariche dello Stato, politiche od ecclesiastiche quando chi le ricopre agisca per il rispetto della dignità umana.

LOrganizzazione mondiale della sanità estende in particolare la considerazione della dignità a quelle parti della popolazione quali gli anziani, affermando il diritto degli individui ad essere trattati con rispetto al di là delletà o di eventuali condizioni di disabilità. Nel quadro del superamento di una concezione solo formale del paradigma antidiscriminatorio, poi, il riferimento alla dignità umana compare nelle più recenti sentenze delle Corti costituzionali di affermazione dei diritti umani: "la rimozione di un ostacolo al libero svolgimento della personalità il" full blossoming” dell’individuo come" very essence of dignity”, par. 132 op. CJ" costituisce, per la Corte Suprema indiana, "la garanzia dell’effettività della dignità attraverso la liberazione di capacità".

                                     

3. Dignità statica e dinamica

Nellopera di Marco Ruotolo viene contestata la concezione unitaria della dignità e si introduce la distinzione tra dignità statica e dignità dinamica intendendo per la prima una specie di acquisizione innata della dignità per il semplice fatto di esistere indipendentemente dal bene e dal male che lindividuo mette in atto. La dignità dinamica invece sarebbe il risultato delle azioni individuali tali che fanno perdere quella dignità che in seguito può essere riacquistata.

                                     
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