ⓘ Zelo domus Dei è il Breve apostolico col quale Papa Innocenzo X tentò di impugnare solennemente, ma invano, alcuni articoli della Pace di Vestfalia ritenuti gra ..

                                     

ⓘ Zelo domus Dei

Zelo domus Dei è il Breve apostolico col quale Papa Innocenzo X tentò di impugnare solennemente, ma invano, alcuni articoli della Pace di Vestfalia ritenuti gravemente lesivi dei diritti della Chiesa Cattolica.

Il Breve, al quale talora ci si riferisce erroneamente anche come Bolla, fu emanato il 26 novembre 1648, come immediata reazione appena 32 giorni dopo il trattato di Münster, tra Francia e Impero, che, insieme a quello di Osnabrück tra la Svezia e i protestanti da una parte e i cattolici e limperatore dallaltra, costituisce il complesso degli accordi che posero fine alla Guerra dei Trentanni.

                                     

1. La storia del Breve

I negoziati che portarono alla firma dei due trattati conobbero da subito la recisa opposizione del futuro Alessandro VII, Fabio Chigi, nunzio apostolico a Colonia tra il 1639 e il 1651, delegato pontificio inizialmente investito, dal congresso di pace, del ruolo di mediatore tra le potenze in causa, insieme allambasciatore veneziano Alvise Contarini. Tuttavia, il rifiuto di Chigi di sottoscrivere la piattaforma di un accordo che garantiva quelle che per la Chiesa erano indebite concessioni agli eretici, e, daltro canto, la ricusazione da parte della protestante Svezia di un mediatore così compromesso con Roma, furono fatali nellinchiodare la Santa Sede ad un isolamento al quale contribuì pure latteggiamento della Francia che, rappresentata dallo spregiudicato Cardinal Mazzarino, non aveva avuto scrupolo a fare fronte comune con i protestanti. Lincarico della mediazione rimaneva dunque nelle mani del solo veneziano Contarini, in luogo della Sede apostolica che si ritrovava così al palo e costretta a rifugiarsi in una sterile quanto disperata riprovazione dei trattati da cui risultava di fatto esclusa e che rifiutò di ratificare.

Al Papa non restò dunque che censurare a posteriori, con una dichiarazione solenne, le convenzioni che decretavano, in modo di fatto unilaterale, perdite assai pesanti per la Chiesa Cattolica, a vantaggio dei protestanti: migliaia di chiese, conventi, monasteri e pie fondazioni nonché tre arcivescovadi e tredici vescovadi, che rappresentavano tutti i vescovadi della Germania settentrionale e centrale. Era sancita la possibilità di trasformare istituzioni ecclesiastiche in dominii civili la cosiddetta secolarizzazione dei domini ecclesiastici, la libertà di culto per i principi e signorotti imperiali luterani e calvinisti, e la conferma del principio del Cuius regio, eius religio.

                                     

2. Contenuto

Il Breve si concentra esclusivamente su quei punti dei trattati di Münster e di Osnabrück che interessano i diritti ecclesiastici soprattutto in ambito patrimoniale, amministrativo e civile, dichiarandoli, unilateralmente, nulli e privi di valore e sciogliendo ogni cattolico dallobbligo di osservarli.

Nella dichiarazione di nullità è fatta ricadere anche la clausola che esclude la possibilità di far valere contro il trattato qualsivoglia norma di diritto canonico o decreto dei concili ecumenici o regola degli Ordini o concordati con la Santa Sede, o altri decreti ecclesiastici, dispense, assoluzioni o eccezioni di sorta.

Nel ribadire che tutte le disposizioni della pace di Vestfalia, che in apertura il breve elenca in modo dettagliato, sono state assunte senza il consenso della Sede apostolica, il documento condanna anche lallargamento del numero dei prìncipi elettori, senza la previa autorizzazione papale, e lassegnazione dellottava dignità elettorale ad un principe protestante.

Rimangono invece incesurati gli altri punti del trattato e non viene messa in discussione la validità della pace stessa.

                                     

3. Le conseguenze e il significato del Breve nella Storia

Zelo domus Dei rimase completamente inascoltata. Sebbene alle rivendicazioni della Santa Sede si fossero unite quelle del duca Carlo di Mantova, del duca Carlo di Lorena, dellarcivescovo di Salisburgo, nonché perfino del re di Spagna, tuttavia esse non ebbero la minima conseguenza sul piano politico. Soddisfatto degli accordi faticosamente raggiunti con Massimiliano di Baviera, e volendo scongiurare il rischio che un così drastico disconoscimento da parte del Papa potesse rimettere in discussione una pace costata trenta anni di guerra ed un secolo di lotte intestine, limperatore Ferdinando III ignorò totalmente il documento, lasciandolo cadere nel vuoto al punto di proibirne la diffusione in tutti i territori dellImpero. Solo larcivescovo di Treviri, principe elettore, unico tra i prelati tedeschi, lo pubblicò entro i confini della sua giurisdizione.

Anche per questo, arrivato cento anni dopo lInterim di Augusta che aveva introdotto in via provvisoria uno status quo ormai consolidato, Zelo domus Dei rappresenta in qualche modo il canto del cigno di quella che lungo tutto il medioevo era stata lautorità del Sommo Pontefice sopra le potenze europee e la loro politica. Si trattò di un tentativo vano e sostanzialmente anacronistico di cassare quello che di fatto verrà ad essere latto costitutivo di un nuovo ordine internazionale ancora oggi vigente, fondato sul reciproco riconoscimento degli Stati in quanto pari tra loro e superiorem non recognoscentes, a prescindere dalla confessione religiosa dei propri sovrani. I princìpi su cui i monarchi europei convennero nella pace di Vestfalia, in barba ai reclami di Roma, diventarono parte integrante della Costituzione germanica fino alla fine del Sacro Romano Impero nel 1806, andando a fondare una comunità internazionale più simile a come la intendiamo oggi, disancorata da quellidea medievale di "Cristianità" a cui faceva appello Zelo domus dei.

La futilità quasi patetica dellanatema scagliato contro i trattati contribuisce a fare della Pace di Vestfalia una novità assoluta nel panorama politico europeo dellepoca che, proprio mentre inaugurava una nuova concezione di Stato e di rapporti tra gli Stati, confinava il pontefice romano in un ruolo marginale sotto il profilo temporale, dal quale non uscirà più: non più autorità suprema della Res Publica Christiana o principio di legittimazione dellormai evanescente potere imperiale, in unEuropa frammentata in un caleidoscopio di confessioni, egli è tacitato, la sua diplomazia messa allangolo, i suoi atti ufficiali passati per la prima volta sotto silenzio con una sovrana insubordinazione che, impossibile da punire, sancisce di fatto la definitiva emancipazione dallautorità religiosa. Al Pontefice non restava, per la prima volta, che condannare disperatamente ciò che la Storia aveva già deciso non avesse più alcun potere di condannare.



                                     

4. Curiosità

La copia attualmente conservata negli Acta Apostolicae Sedis non fu pubblicata il 26 novembre 1648 ma il 20 agosto 1650, nella Typographia Reverendae Camerae Apostolicae.