ⓘ Amatore Sciesa è stato un patriota italiano. Era conosciuto anche col nome di Antonio Sciesa, a causa di un errore di trascrizione reso noto dopo varie ricerche ..

                                     

ⓘ Amatore Sciesa

Amatore Sciesa è stato un patriota italiano. Era conosciuto anche col nome di Antonio Sciesa, a causa di un errore di trascrizione reso noto dopo varie ricerche e studi dallo scrittore Leo Pollini.

                                     

1. Biografia

Di umili origini, popolano, di professione tappezziere, nel 1850 entrò in contatto con alcuni gruppi clandestini repubblicani che lottavano contro il dominio che lAustria deteneva sul Lombardo-Veneto. Si era ad appena due anni dalle cinque giornate e il governatore generale, feldmaresciallo Radetzky, perseguiva una politica ferocemente repressiva, che non lasciava altro scampo ai patrioti lombardi che la sottomissione, la forca o lesilio, ma che daltra parte, ben lungi dal ridurre lopposizione politica e nazionale, la aizzava, anche se questultima era costretta a esprimersi nelle forme più clandestine. Alla diffusione di manifesti rivoluzionari partecipò anche Sciesa: la sera del 30 luglio 1851 egli venne bloccato, in corso di Porta Ticinese, in possesso di detti manifesti, e arrestato con laccusa di averne affisso alcune copie in via Spadari, a Milano.

Condannato a morte in un processo sommario istruito dal capitano auditore Carl Pichler von Deeben, Sciesa venne condotto alla forca: secondo la tradizione popolare, a un gendarme che, conducendolo al luogo di esecuzione, laveva fatto passare sotto le finestre di casa sua, esortandolo a rivelare i nomi di altri rivoluzionari in cambio del rilascio, avrebbe risposto in dialetto milanese: Tiremm innanz. Andiamo avanti. In mancanza del boia, defunto alcuni giorni prima, venne fucilato e poi sepolto al Fopponino di Porta Vercellina, oggi non più esistente.

Racconta Giovanni Visconti Venosta che don Giuseppe Negri, il sacerdote che accompagnò Sciesa al patibolo, gli diede una versione leggermente diversa del contesto in cui fu pronunciata la famosa frase: "Le parole tirem innanz, secondo il Negri, non le avrebbe dette lungo la strada allufficiale che comandava i soldati, bensì poco prima che il triste corteo si avviasse al luogo del supplizio; forse al professo, che lo esortava a confessare. Ciò è anche più conforme alle formalità che si usavano allora in occasione di queste condanne militari".

Nella sentenza egli venne erroneamente chiamato Antonio e per questo motivo nacque lequivoco legato al suo nome. La pena gli venne inflitta in applicazione della legge stataria, promulgata con proclama del 10 marzo 1849, ribadita dal Radetzky, insieme allo stato dassedio, il 2 agosto 1851:

In pratica, Sciesa, che non godeva di alcuna particolare protezione, servì al governatore generale come esempio di severità, tantè che la sua condanna a morte precedette di poco quella del comasco Luigi Dottesio. Il fatto che egli si rifiutasse di indicare i nomi degli altri congiurati costituì solo unaggravante. In tal senso, essa venne percepita allepoca come unimportante conferma che Radetzky avrebbe attuato uneterna repressione verso i cattivi sudditi italiani dellimperatore Francesco Giuseppe.