ⓘ Pitigrilli, pseudonimo di Dino Segre, è stato uno scrittore, giornalista e aforista italiano. Ebbe un grande successo in Italia nel periodo tra le due guerre mo ..

                                     

ⓘ Pitigrilli

Pitigrilli, pseudonimo di Dino Segre, è stato uno scrittore, giornalista e aforista italiano. Ebbe un grande successo in Italia nel periodo tra le due guerre mondiali. Il suo nome è legato anche allOVRA, la polizia politica fascista, di cui fu informatore e delatore.

                                     

1. Biografia

Nacque a Saluzzo, figlio di David Segre, ex ufficiale dellesercito, immobiliarista, membro di una benestante famiglia ebraica ma ateo, e di Lucia Ellena, discendente di una famiglia di contadini piemontesi, di religione cattolica. Allinsaputa del padre, alla nascita la madre lo fece battezzare. Intraprese studi classici e nel 1916 si laureò in giurisprudenza a Torino. Appassionato di lettere, entrò nelle grazie della poetessa Amalia Guglielminetti di dodici anni più grande, che lo introdusse negli ambienti letterari e di cui in seguito divenne anche lamante: i due fecero coppia fissa dal 1918 al 1920; la relazione si trascinò poi fino al 1926, quando finì burrascosamente per mano di avvocati.

Secondo lo stesso Segre lorigine del suo nome darte rimonta a un episodio di quando era bambino: un giorno chiese alla madre a quale animale appartenesse la pelliccia di cui era foderato il cappotto che indossava e questa gli rispose col termine francese "petit-gris" pronuncia < petì gri >, letteralmente" piccolo grigio”, nome vernacolare dello scoiattolo siberiano, pelliccia in italiano nota anche come "vaio". Il suono di quella parola gli piacque e, italianizzandola in Pitigrilli, ne fece il proprio nom de plume.

Dino Segre intraprese molto presto lattività giornalistica, campo in cui ebbe una fortunata carriera. Iniziò come critico letterario. Lo stile polemico e irriverente dei suoi articoli sul settimanale "Il Mondo", edito da Sonzogno, lo fece notare da Tullio Giordana, che lo chiamò al quotidiano "LEpoca" e, alla fine del 1918, lo inviò a Trieste, per scrivere articoli di "alleggerimento" dal drammatico fronte di guerra del confine orientale italiano. Il 24 novembre dello stesso anno Pitigrilli inviò da Fiume, allora fulcro dellirredentismo, un articolo-reportage intitolato Fiume, città asiatica ", il cui tono irriverente ed anti-nazionalista provocò molto scalpore e irritò le autorità di governo, che ordinarono limmediato sequestro delle copie del giornale. Pitigrilli continuò comunque a lavorare per "LEpoca", dapprima come inviato a Napoli e successivamente, nel 1919-20, come corrispondente estero da Parigi. Nel luglio del 1924 fondò a Torino la rivista "Le Grandi Firme", che raggiunse presto una larga diffusione grazie alla collaborazione dei maggiori esponenti della giovane letteratura e dei più quotati disegnatori e umoristi italiani, fra cui Giacinto Mondaini, Vittorio Guerriero e un giovane Achille Campanile. Successivamente lanciò altri periodici, quali "Il dramma" 1925, "Le grandi novelle" 1926, "La Vispa Teresa", "Crimen" primo periodico italiano interamente dedicato alla giallistica, "I vivi" e i romanzetti à frisson "Ciondoli damore". Nel 1926 cedette le riviste alla tipografia che ne curava la stampa; riprese poi la proprietà delle "Grandi Firme" dal 1929 al 1937, anno in cui la cedette alla Mondadori. Nellaprile del 1938 ne lasciò anche la direzione, passando il timone allamico Cesare Zavattini.

Oltreché giornalista, Pitigrilli fu soprattutto un prolifico scrittore, il più noto della sua epoca, autore di romanzi e racconti di grande successo, anche internazionale. Le sue opere più famose e diffuse, caratterizzate da colta spregiudicatezza, ironia dissacratoria, gusto per il paradosso e intrigante umorismo a sfondo erotico, alimentarono più ancora che le opere dei contemporanei Mario Mariani e Guido da Verona linteresse di un pubblico moderno e smaliziato, alla ricerca di innovative boutades e giochi di parole evoluti.

Dal 1930 Pitigrilli iniziò a viaggiare a lungo in Europa, soggiornando prevalentemente a Parigi e tornando in Italia per brevi periodi. Nel 1931 sposò, presso il Consolato italiano di Parigi, Deborah Reri Senigallia, figlia di unabbiente industriale tessile, ebrea praticante, da cui lanno successivo ebbe il figlio Gianni, divenuto scrittore in lingua francese. Nel 1936, ancora ufficialmente coniugato per la legge italiana con Riri, sposò in Svizzera, con rito civile, la torinese Lina Furlan, la prima donna avvocato penalista dItalia, con cui rimase fino alla morte. Da quellunione, nel 1943, nacque il figlio Pier Maria Furlanora Pier Maria Furlan Pitigrilli, divenuto un noto psichiatra. Nel 1940 Pitigrilli rischiò, in quanto ebreo, di finire internato allAquila, se non fosse stato per linteressamento di Edvige Mussolini, che gli valse la liberazione. Dopo l8 settembre 1943 e loccupazione nazista dellItalia, decise di riparare in Svizzera: il parroco di Voldomino, don Piero Folli, lo aiutò a valicare il confine tra Dumenza ed Astano e lì rimase, con la famiglia, fino al 1947.

Negli anni dellimmediato dopoguerra la sua popolarità diminuì radicalmente a causa delle rivelazioni sul suo ruolo di confidente dellOVRA la polizia politica segreta del regime fascista che gli fecero guadagnare la riprovazione e il disprezzo dellopinione pubblica. Nel primo elenco di 620 informatori segreti dellOVRA pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" il 2 luglio 1946vi era infatti il nome di Dino Segre, con un compenso di 5.000 lire al mese, cifra decisamente considerevole per lepoca. Nel saggio che Umberto Eco gli ha dedicato, intitolato L’uomo che fece arrossire la mamma oggi raccolto ne Il superuomo di massa, lautore sottolinea come, nel giudizio su Pitigrilli, linfluenza negativa della sua vicenda politica e umana sia tale da aver offuscato, mettendola in secondo piano, linnegabile originalità e validità della sua opera letteraria.

Di grande rilevanza, a detta dello stesso Pitigrilli, fu il suo tardivo avvicinamento alla fede cattolica, evento di cui parla nel volumetto La Piscina di Siloe, edito nel 1948, ripercorrendo le tappe del proprio percorso culturale e raccontando di come, passo dopo passo, partendo dallateismo e dallindifferenza, attraverso varie esperienze in ambito spiritico e medianico, sia giunto ad una svolta nella propria vita e nei propri convincimenti, che lhanno portato a convertirsi abbracciando infine il credo cattolico.

Nel 1948 si trasferì in Argentina, rimanendovi per dieci anni. Rientrato in Europa, si stabilì a Parigi, tornando di tanto in tanto in Italia per trovare la famiglia, che era rimasta a Torino. Fu proprio nella sua casa torinese che, l8 maggio 1975 giorno antecedente il suo ottantaduesimo compleanno, lo colse la morte.

                                     

2. La collaborazione con lOVRA

Oltre che per la sua produzione letteraria, Pitigrilli è noto per essere stato membro dellOVRA, la polizia segreta dellItalia fascista.

La sua azione di spionaggio e di delazione portò allarresto di numerose personalità dellantifascismo, per lo più torinesi e appartenenti al movimento Giustizia e Libertà. Nel marzo del 1934 Pitigrilli causò larresto e lincarcerazione di Sion Segre Amar, Leone Ginzburg, Giuseppe Levi, Gino Levi Martinoli, Carlo Levi e suo fratello Riccardo, Carlo Mussa Ivaldi, Barbara Allason e altri sette antifascisti.

Il 15 maggio 1935, a seguito delle dichiarazioni di Pitigrilli secondo cui la redazione de La Cultura sarebbe stata "un ago calamitato sul quale si raduna tutta la limatura di ferro dellantifascismo torinese", in casa di Gioele Solari vennero arrestati altri appartenenti al gruppo di Giustizia e Libertà e alla redazione della rivista "La Cultura", tra cui Vittorio Foa, Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Franco Antonicelli, Carlo Levi, Massimo Mila, Michele Giua e Vindice Cavallera, Giulio Einaudi, Augusto Monti e Piero Martinetti.

Le figlie di Vittorio Foa, intervistate per il canale televisivo Rai Storia dal giornalista Paolo Mieli, hanno accusato Pitigrilli di essere membro dellOVRA. Nel giugno 2016, in unintervista andata in onda su Rai 1, il figlio dello scrittore, Pier Maria Furlan, ha invece affermato che il coinvolgimento del padre nellOVRA fu il frutto dellinvenzione di un programma radiofonico di Radio Bari. Probabilmente il riferimento è ad un annuncio diffuso da Radio Bari del 1943, ripreso dal Giornale d’Italia nel gennaio del 1944, che ebbe però risonanza soprattutto dopo la Liberazione, che ammoniva a prestare attenzione a Pitigrilli, definito "scrittore pornografico", come "un delatore che ha già denunciato alle autorità fasciste una cinquantina di persone". Nel luglio 1946, fra i collaboratori dellOVRA pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, compare il nome Dino Segre, informatore numero 373. Pitigrilli fa ricorso, ma la Commissione incaricata decreta che la colpevolezza di Pitigrilli è dimostrata "irrefutabilmente". Esistono e sono state tramandate, infatti, le relazioni su celebri esponenti dellantifascismo torinese che Dino Segre aveva inviato allOVRA.