ⓘ Cinema. Il cinema è linsieme delle arti, delle tecniche e delle attività industriali e distributive che producono come risultato commerciale un film. Nella sua ..

Casa di produzione cinematografica

Una casa di produzione cinematografica o casa produttrice cinematografica, se chiaro il contesto cinematografico anche semplicemente casa di produzione o casa produttrice, è unimpresa che ha come attività imprenditoriale principale la produzione di film. Solo se possiede uno o più studi cinematografici, per metonimia la casa di produzione cinematografica è anche detta "studio cinematografico" al plurale "studi cinematografici" o "studios cinematografici" o, se chiaro il contesto cinematografico, semplicemente "studio" plurale "studi" o "studios". Le maggiori case di produzione cinematograf ...

Festival cinematografico

Un festival cinematografico, o film festival, è una manifestazione culturale durante la quale sono presentati al pubblico dei film generalmente inediti. Il più antico festival internazionale del cinema è la Mostra internazionale darte cinematografica di Venezia. Un elenco parziale di festival cinematografici è stato redatto da Wikipedia.

Cinema sonoro

Il cinema sonoro è il cinema in cui le immagini sono accompagnate dal suono. Il cinema nasce originariamente come cinema muto, cioè privo di suono, e solo successivamente è realizzata e impiegata la possibilità di aggiungere alle immagini il suono ad opera dellinvenzione nel 1914 del messinese Giovanni Rappazzo che per primo la brevettò nel 1921

Cinema tridimensionale

Il cinema tridimensionale è un tipo di proiezione cinematografica, che grazie ad alcune specifiche tecniche di ripresa, fornisce una visione stereoscopica delle immagini. Per la corretta fruizione sono necessari accorgimenti tecnici sia per la proiezione, che per la visione. I primi film 3-D, a partire dagli anni venti, sfruttano il sistema dellanaglifo. Dagli anni cinquanta, durante i quali il cinema tridimensionale ha la sua prima ampia diffusione, il sistema più diffuso sfrutta la tecnica della luce polarizzata. Attualmente le due tecniche utilizzate sono quelle della luce polarizzata, ...

Pellicola cinematografica a colori

La pellicola cinematografica a colori indica un particolare tipo di pellicola cinematografica, ed in particolar modo sia la pellicola vergine a colori, in formato compatibile con luso in una cinepresa, che al prodotto finito, pronto per la proiezione. Le prime pellicole erano costituite da unemulsione fotografica a base di alogenuri dargento e consentivano solo riprese in bianco e nero. Limmagine risultante era formata da una gamma di toni grigi che andava dal nero al bianco, a seconda dellintensità luminosa dei vari punti del soggetto ripreso. Con la pellicola a colori è registrata non so ...

70 millimetri

Il 70 millimetri è una pellicola che, rispetto al tradizionale 35mm, permette di impressionare un fotogramma più grande donando una definizione maggiore alle immagini impresse.

Widescreen

Widescreen, letteralmente traducibile in italiano come schermo largo, è la locuzione che si usa, principalmente nel campo dell home video, per indicare che un formato video occupa orizzontalmente tutto lo schermo. In particolare negli apparecchi televisivi in formato 16/9 il widescreen si ha quando limmagine occupa tutto lo schermo e quindi possiede un rapporto daspetto 1.78:1.

Troupe cinematografica

La troupe cinematografica è linsieme delle figure professionali, tecniche, artistiche ed amministrative che realizzano un film. Si distingue dal cast, termine con cui si indica linsieme degli attori che compaiono nel film. La composizione della troupe varia da produzione a produzione, secondo il budget le necessità tecniche o artistiche del film. La realizzazione del film si divide in diverse fasi, in cui la composizione della troupe è molto diversa. Le fasi della realizzazione di un film sono la scrittura, la pre-produzione, la produzione e la post-produzione. Nei titoli di coda di un fil ...

Cinema espressionista

Espressionismo è un termine che può essere usato con vari significati. Nel senso più generico indica una tendenza dellarte che porta a forzare parole o immagini verso unespressività molto intensa, maggiore di quella naturale: in questo senso ogni forma artistica, in quanto interpretazione della realtà, può essere "espressionista". Con Espressionismo si intende anche un movimento artistico ben preciso, quello fiorito in Germania allinizio del Novecento, che trovò un grande riscontro inizialmente nella pittura, poi anche nella letteratura, nel teatro, nella musica e nel cinema. Il movimento ...

Picnic ad Hanging Rock

Picnic ad Hanging Rock è un film del 1975 diretto da Peter Weir. Il soggetto è tratto dallomonimo romanzo della scrittrice australiana Joan Lindsay. Noto in Italia anche con il sottotitolo Il lungo pomeriggio della morte, è stato uno dei primi film australiani a ottenere visibilità internazionale e un certo successo commerciale. Fruttò la fama mondiale al regista Peter Weir, artefice negli anni seguenti di altre pellicole di notevole successo come Lattimo fuggente, Witness, The Truman Show, Master & Commander.

Politica degli autori

La politica degli autori è stata una corrente di pensiero di critica cinematografica sorta in Francia negli anni cinquanta, che teorizzava un modo completamente nuovo di fare critica al cinema. I principali esponenti di questo movimento furono François Truffaut, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Éric Rohmer, ossia giovani critici che lavoravano allinterno di riviste di cinema specializzate, come Cahiers du Cinéma e Gazette du Cinéma.

Neorealismo (cinema)

Il Neorealismo è stato un movimento culturale, nato e sviluppatosi in Italia durante il secondo conflitto mondiale e nellimmediato dopoguerra, che ha avuto dei riflessi molto importanti sul cinema contemporaneo. In ambito cinematografico i maggiori esponenti del movimento, sorto spontaneamente e non codificato, furono, negli anni quaranta, i registi Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Giuseppe De Santis, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Renato Castellani, Luigi Zampa, Alessandro Blasetti e gli sceneggiatori Cesare Zavattini e Sergio Amidei, cui si affiancheranno, nel dec ...

Film noir

Il film noir è un sottogenere cinematografico di film giallo, che ebbe il vertice negli Stati Uniti negli anni quaranta e cinquanta. Oltre al tema di uninchiesta ed allambientazione tipicamente cittadina, il film noir prevede forti contrasti di luci tra bianco e nero, che rappresentano simbolicamente il conflitto tra bene e male.

                                     

ⓘ Cinema

Il cinema è linsieme delle arti, delle tecniche e delle attività industriali e distributive che producono come risultato commerciale un film. Nella sua accezione più ampia la cinematografia è linsieme dei film che, nel loro complesso, rappresentano unespressione artistica che spazia dalla fantasia, allinformazione, alla divulgazione del sapere.

La cinematografia viene anche definita come la settima arte, secondo la definizione coniata dal critico Ricciotto Canudo nel 1921, quando pubblicò il manifesto La nascita della settima arte, prevedendo che la cinematografia avrebbe unito in sintesi lestensione dello spazio e la dimensione del tempo. Fin dalle origini, la cinematografia ha abbracciato il filone della narrativa, diventando la forma più diffusa e seguita di racconto.

                                     

1.1. Storia del cinema La nascita del cinema

Linvenzione della pellicola cinematografica risale al 1885 ad opera di George Eastman, mentre la prima ripresa cinematografica è ritenuta essere Roundhay Garden Scene, cortometraggio di 3 secondi, realizzato il 14 ottobre 1888 da Louis Aimé Augustin Le Prince. La cinematografia intesa come la proiezione in sala di una pellicola stampata, di fronte ad un pubblico pagante, nasce invece il 28 dicembre 1895, grazie ad uninvenzione dei fratelli Louis e Auguste Lumière, i quali mostrarono per la prima volta, al pubblico del Gran Cafè del Boulevard de Capucines a Parigi, un apparecchio da loro brevettato, chiamato cinématographe.

Tale apparecchio era in grado di proiettare su uno schermo bianco una sequenza di immagini distinte, impresse su una pellicola stampata con un processo fotografico, in modo da creare leffetto del movimento. Thomas Edison nel 1889 realizzò una cinepresa detta Kinetograph ed una macchina da visione Kinetoscopio: la prima era destinata a scattare in rapida successione una serie di fotografie su una pellicola 35mm; la seconda consentiva ad un solo spettatore per volta di osservare, tramite un visore, lalternanza delle immagini impresse sulla pellicola. Ai fratelli Lumière si deve comunque lidea di proiettare la pellicola, così da consentire la visione dello spettacolo ad una moltitudine di spettatori.

Essi non intuirono il potenziale di questo strumento come mezzo per fare spettacolo, considerandolo esclusivamente a fini documentaristici, senza per questo sminuirne limportanza, tentarono di vendere le loro macchine, limitandosi a darle in locazione. Ciò determinò la nascita di molte imitazioni. Nello stesso periodo, Edison negli USA iniziò unaspra battaglia giudiziaria per impedire luso, sul territorio americano, degli apparecchi francesi, rivendicando il diritto esclusivo alluso dellinvenzione.

Dopo circa 500 cause in tribunale, il mercato sarà comunque liberalizzato. Nel 1900 i fratelli Lumière cedettero i diritti di sfruttamento della loro invenzione a Charles Pathé. Il cinematografo si diffuse così immediatamente in Europa e poi nel resto del mondo.

Nel frattempo il cinema registrò alcuni clamorosi successi di pubblico: The Great Train Robbery 1903 dellamericano Edwin Porter spopolò in tutti gli Stati Uniti, mentre il Viaggio nella luna 1902 del francese Georges Méliès, padre del cinema di finzione, ebbe un successo planetario compresi i primi problemi con la pirateria. Vennero sperimentati i primi effetti speciali prettamente "cinematografici", cioè i trucchi di montaggio, le sovrimpressioni dai registi della scuola di Brighton, ripreso dalla fotografia, lo scatto singolo dallo spagnolo Segundo de Chomón, per animare i semplici oggetti, ecc. Si delinearono inoltre le prime tecniche rudimentali del linguaggio cinematografico: la soggettiva George Albert Smith, il montaggio lineare James Williamson, il raccordo sullasse, i movimenti di camera.

                                     

2. Descrizione

Larte del cinema è caratterizzata da uno spettacolo proposto al pubblico sotto la forma di un film, vale a dire la registrazione di una recita di finzione denominata film a soggetto, il quale secondo la sua durata può essere suddiviso in cortometraggio di durata non superiore a 20 minuti, mediometraggio di durata variabile da 30 a 50 minuti e il più diffuso lungometraggio di durata superiore allora di proiezione in forma di commedia o dramma del tutto identica alla rappresentazione teatrale ma girata, in parte o interamente, in uno studio cinematografico oppure in esterni definiti anche "Location" secondo il termine moderno; oppure il film documentario, basato sullosservazione della realtà.

Entrambi sono veicolati da un tramite che può essere la pellicola flessibile formata dapprima dalla celluloide, poi dal triacetato di cellulosa e infine dal polietilene tereftalato, quindi dal nastro a banda magnetica, e infine, con lavvento del cinema digitale, del processo della digitalizzazione attraverso il quale immagini e suoni del film vengono convertiti in dati informatici da diffondere in contenuti digitali su un supporto fisico oppure, attraverso Internet, su quello virtuale. Tutti questi sistemi hanno come fine ultimo quello di venire letti e codificati da un meccanismo continuo e intermittente, più o meno sofisticato, che crea lillusione ottica di unimmagine in movimento.

La divulgazione al pubblico di tale spettacolo registrato, che si differenzia perciò da tutte le altre arti performative, in origine era costituita da unilluminazione attraverso un supporto ottico, dapprima rudimentale e poi sempre più perfezionato: giochi di specchi, lenti ottiche, proiezione di fasci luminosi su schermi trasparenti od opachi, arrivando fino alla diffusione del segnale digitale sui televisori di ultima generazione senza lo schermo a tubo catodico, dotati di schermo al plasma o dal display a cristalli liquidi, fino al recente televisore che supporta la visione tridimensionale che però deve ancora esprimere compiutamente tutta la sua potenzialità, essendo tale tecnologia ancora agli inizi e piuttosto costosa. È tuttora diffusa la convinzione errata che il fenomeno della persistenza delle immagini sulla retina consenta allo spettatore di avere lillusione ottica delle immagini in movimento.

Tale fenomeno consente allocchio di percepire come un fascio luminoso continuo ciò che, al contrario, è una rapida sequenza di lampi. Nel cinema professionale attuale sono 48 al secondo, pari a 24 fotogrammi al secondo, vale a dire che ogni fotogramma viene illuminato due volte. Lillusione del movimento è invece opera del cervello il quale, secondo meccanismi non ancora del tutto chiariti, riesce ad assemblare la molteplicità delle immagini che vengono trasmesse in modo unitario creando da sé medesimo lillusione che tali immagini siano in movimento. Secondo alcuni studi la percezione del movimento si avrebbe già con sole sei immagini al secondo, anche se ovviamente, la fluidità dellazione risulta molto scarsa. I primi film durante lera del cinema muto venivano girati a circa 16 fotogrammi al secondo; lo standard dei 24 fotogrammi fu codificato solo con lavvento del cinema sonoro, onde ottenere una velocità lineare della pellicola sufficiente per una dignitosa resa sonora della traccia.

Nel senso originale, il cinema è la proiezione al pubblico di un film su uno schermo qualsiasi. Sin dalle origini, avveniva attraverso il proiettore in una sala cinematografica appositamente attrezzata, al chiuso durante le stagioni invernali e allaperto durante le sessioni estive, nei nostrani Politeama che avevano posti a sedere regolamentari oppure nei Drive-in, diffusi negli Stati Uniti dAmerica dal 1921, ma diventati largamente popolari sin dagli anni cinquanta. Tali particolari sale allaperto consistevano in proiezioni di film dove si assisteva seduti nellautomobile, sistemandosi su apposite piazzole allestite di fronte allo schermo, con a lato gli altoparlanti per laudio: in alcuni casi la colonna sonora del film veniva trasmessa su frequenze radiofoniche in modulazione di frequenza su cui ci si poteva sintonizzare con limpianto stereofonico della vettura. Con il declino della sala cinematografica la fruizione del film viene veicolata da supporti analogici la videocassetta nei formati Betamax e VHS, utilizzata dal 1975 al 1998 o digitali sullo schermo televisivo.

Molto presto, a partire da Charles-Émile Reynaud, nel 1892 i creatori dei film compresero che lo spettacolo proiettato migliorava sensibilmente aggiungendoci come accompagnamento una musica suonata dal vivo composta apposta per costruire latmosfera della storia narrata, mettendo in evidenza ogni azione rappresentata. Si aggiungono molto rapidamente dei rumori di scena causati da un assistente nel corso di ogni proiezione, e quindi un commento alle azioni che si svolgono sullo schermo da parte di un imbonitore presente in sala. Fin dalla sua invenzione, il cinema è diventato nel corso del tempo una cultura popolare, un intrattenimento, unindustria e un mezzo di comunicazione di massa. Può essere inoltre utilizzato a fini pubblicitari, propagandistici, pedagogici oppure per la ricerca scientifica.

Il termine originale francese, Cinéma, è lapocope di Cinématographe, il nome dato da Léon Bouly nel 1892 al suo apparecchio di proiezione, un "dispositivo reversibile della fotografia e ottica per lanalisi e la sintesi delle proposte" del quale depositò il brevetto, ma non riuscì mai a farlo funzionare. I fratelli Lumière ripresero questo appellativo. Il padre, Antoine Lumière, avrebbe preferito che lapparecchio inventato dai suoi figli venisse denominato Domitor, ma Louis e Auguste preferirono utilizzare il termine Cinématographe per definire con più efficacia la dinamica legata alle immagini da loro realizzate. Tuttavia, il termine di Antoine ritornò in auge nel 1985, quando in Francia l"Associazione Internazionale per lo sviluppo e la ricerca sul cinema delle origini" venne soprannominata con un po di umorismo Domitor. La parola cinema è polisemica: può designare larte filmica, o le tecniche di ripresa dei filmati animati e la loro presentazione al pubblico; o ancora, per metonimia, la sala nella quale i film vengono mostrati. È in questultimo senso che il termine viene solitamente abbreviato a livello mondiale come "Cine".

Il riferimento allo schermo di proiezione ha suggerito agli spettatori diverse espressioni legate al linguaggio cinematografico: quelle oggettive come ad esempio, la "messa in quadro" per la ripresa di oggetti e persone in movimento; e, alla stessa maniera, soggettive come "per fare il suo cinema" sognare di essere un realizzatore di film mentre lo si guarda può apparire un po troppo ottimista o addirittura patologico, "questo è il cinema" affermazione che può apparire esagerata o menzognera poiché sempre diverse sono le reazioni che il pubblico prova nel guardare una pellicola, a riprova della grande forza evocatrice di un film. In ogni caso, va ricordato che lillusione ottica di unimmagine in movimento non va confusa con il fenomeno più complesso dellillusione filmica, vale a dire quellesperienza particolare per cui "mentre sappiamo che stiamo vedendo solo un film, tuttavia sperimentiamo quel film come un mondo pienamente realizzato".

Se i film che si propongono di rappresentare specifiche società diverse volte non ne riflettono perfettamente la fedeltà la loro diffusione è praticamente universale, le storie che vengono raccontate sono basate il più delle volte sui grandi sentimenti a beneficio di tutta lumanità. Il moltiplicarsi delle sale cinematografiche, favorite dallintroduzione dei sottotitoli o dal doppiaggio dei dialoghi, è oggi diventata secondaria rispetto al livello commerciale; le vendite dei diritti di diffusione sui canali televisivi sono innumerevoli e la loro messa a disposizione nei diversi formati domestici sono diventati le principali fonti di entrate per il cinema, con risorse che si sono rivelate colossali.

Secondo uno studio effettuato dalla ABN AMRO del 2000 circa il 26% delle entrate provenivano dalla vendita dei biglietti nelle sale, il 28% provenivano dalla diffusione domestica, e il 46% invece provenivano dalle vendite nei formati domestici. Oggi, in assenza di statistiche, si può affermare che la parte riguardante lHome video abbia largamente superato il 50% a livello mondiale: il che significa che attualmente la maggior parte della distribuzione dei film avviene in prevalenza in ambito privato domestico, mentre la visione collettiva del film nelle sale è diventata minoritaria nonostante una specializzazione sempre più minuziosa dei generi cinematografici che ha portato di conseguenza la tendenza di riunire più sale di varia capienza in una sola struttura creata appositamente, definita cinema multisala, che in realtà fecero la loro prima comparsa a livello quasi sperimentale in Canada nel 1957, al quale si aggiunge un rispolvero, ulteriormente perfezionato, del cinema tridimensionale.

                                     

2.1. Descrizione Teorie del cinema

I teorici del cinema cercarono di sviluppare alcuni concetti e studiare il cinema come unarte. Derivato dalle tecnologie dellepoca, pur essendo un sintomo o una causa di tale modernità riferita allepoca nella quale nacque, i suoi principi tecnici come il montaggio o le riprese hanno rivoluzionato le modalità di rappresentazione nelle arti figurative e della letteratura. Per formare e comprendere questa nuova rappresentazione artistica, il cinema aveva bisogno di teorie.

In Materia e memoria Matiére et mèmoire, nel 1896, il filosofo francese Henri-Louis Bergson anticipa lo sviluppo teorico in unepoca nella quale il cinema era visto soprattutto come opera visionaria. Esprime anche la necessità di riflettere sullidea del movimento, e quindi inventò il termine "immagine in movimento" e "immagine-tempo". Tuttavia, nel 1907, nel suo saggio Lillusion cinématographique, contenuto in LÉvolution créatrice, egli rifiuta il cinema come esempio di spiritualismo. Molto più tardi, in Limmagine movimento. Cinema 1 1983 e Limmagine tempo. Cinema 2 1983 il filosofo Gilles Deleuze citerà Matérie et Mémoire come base della sua filosofia del cinema riesaminando i concetti di Bergson unendoli con la semiotica di Charles Peirce.

È nel 1911, in La nascita della sesta arte che il critico Ricciotto Canudo che dieci anni dopo ridefinirà il cinema come settima arte delinea le prime teorie tirandosi dietro quella che definì "lera del silenzio" e concentrandosi principalmente a definire gli elementi cardine. Il lavoro le innovazioni continue dei realizzatori di films favorirono il vantaggio per riflessioni più approfondite. Louis Delluc coniò il termine Fotogenia. Germaine Dulac e Jean Epstein, i quali ritengono che il cinema sia un mezzo per soddisfare e riunire il corpo con lo spirito, sono i principali artefici dellavanguardia francese, seguite a ruota dalle teorie tedesche le quali, influenzate dalla corrente dellEspressionismo, rivolgono le loro attenzioni verso limmagine. Va notato il parallelo con la Psicologia della Gestalt, che nacque e si sviluppò tra la fine del XIX secolo e linizio del XX secolo sotto legida di Ernst Mach.

Dalla parte sovietica, teorici e cineasti ritengono il montaggio come lessenza del cinema. Il tema privilegiato di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn è la creazione sotto tutti i suoi aspetti di una teoria generale del montaggio sotto la quale si possa prendere in considerazione la nascita di un linguaggio di concetto-immagine, rivelatrici sia luno che laltro delle loro identità e del pensiero. Dal canto suo, Dziga Vertov si farà portavoce delle novità del futurismo. La sua teoria, corrispondente al montaggio di frammenti con piccole unità di senso, prevede la distruzione di tutta la tradizione narrativa per sostituirla con una "fabbrica di fatti", una concezione radicale per il cinema di allora. Il montaggio narrativo tipico americano, messo in teoria da Vsevolod Illarionovič Pudovkin, alla fine prevarrà in tutto il cinema a livello mondiale.

La teoria formalista del cinema, promulgata da Rudolf Arnheim, Béla Balázs e Siegfried Kracauer, sottolinea il fatto che lopera filmica è diversa dalla realtà, e va considerata come unopera darte vera e propria. Anche Lev Vladimirovič Kulešov e Paul Rotha sostengono che il film è unopera darte. Dopo la seconda guerra mondiale, il critico e teorico André Bazin si schiera contro questa tesi sostenendo che lessenza del cinema risiede nella sua capacità di riprodurre meccanicamente la realtà e non nella differenza tra il vissuto reale e la realtà filmica, ossia lillusione filmica. Bazin formulò così la sua teoria del cinema realistico virando verso un approccio ontologico del cinema. Se limmagine fotografica ha il suo fine nel catturare lessenza di un singolo momento, limmagine cinematografica ha il suo scopo nel perseguire loggettività dellimmagine fotografica, catturando lessenza di momenti diversi. Troviamo questa teoria in diverse occasioni e con svariate varianti, come in Le temps scelle del regista Andrej Tarkovskij o combinandolo con lermeneutica filosofica di Hans-Georg Gadamer e nel saggio La tentation pornographique di Matthieu Dubosc. Al contrario di Bazin e dei suoi discepoli, Jean Mitry sviluppa la prima teoria del segno e significato del cinema, senza voler assimilare anche per analogia, limmagine visiva le strutture filmiche con il linguaggio verbale, così come la tentazione di confrontarlo con la semiotica quando, a partire dagli anni sessanta e settanta, le teorie del cinema vennero discusse da importanti accademici universitari. I concetti di discipline già affermate come la psicanalisi, lo studio dei generi, lantropologia, la teoria letteraria, la semiotica e la linguistica, oltre al formalismo russo, la filosofia decostruttiva, la narratologia, la storia, ecc., convergono tutte nellanalisi testuale, dove si iniziano ad esaminare i dettagli delle strutture operative del film.

Limportanza di questi studi provoca, a partire dagli anni sessanta, una frattura profonda tra i teorici e i realizzatori delle pellicole. Questa autonomia tanto desiderata resterà comunque allo Stato embrionale: quando, nel 1966, Christian Metz propugna la teoria della "grande sintassi del film narrativo", una formalizzazione dei molteplici codici presenti nel linguaggio cinematografico, Jean-Luc Godard provvede a decostruire tali codici allinterno delle sue opere.

Gli anni ottanta mettono termine alla "guerra fredda" tra teorici e realizzatori. Nascono allora altre riflessioni, in particolare quelle orientate sulla narratologia, nonché una serie di teorie per la riscoperta del cinema delle origini, nelle quali gli studi del canadese André Gaudreault e dello statunitense Tom Gunning sono particolarmente esemplari. Nel corso degli anni novanta, la rivoluzione tecnologica portata dal sistema digitale avrà diversi impatti sui teorici del cinema. Da un punto di vista psicanalitico, dopo il concetto sul reale di Jacques Lacan, Slavoj Žižek offre nuovi orizzonti di riflessione per unanalisi del cinema contemporaneo. Cè stata anche una rivalutazione storica delle modalità di proiezione, nonché atteggiamenti e pratiche comuni del pubblico cinematografico, analizzato, oltre da Tom Gunning, anche da Miriam Hansen, Maria Koleva e Yuri Tsivian.

Nel cinema moderno, il corpo viene lungamente filmato molto prima che passi allazione, ripreso come un corpo che resiste. Per questi cineasti, propugnatori del cinema mentale, è il cervello che va in scena; la violenza estrema viene ancora controllata mentalmente: i primi film di Benoît Jacquot sono fortemente impregnati da queste teorie. I personaggi del film ripiegano su se stessi, senza approfondimenti psicologici. Jacquot dichiarerà nel 1990, a proposito di La désenchantée: "Faccio film per essere vicino a chi i film li fa, gli attori. A volte alcuni giovani registi avrebbero costruito gli attori attorno al loro mondo. Non sto cercando di mostrare il mio mondo. Cerco di avvantaggiarmi guardando il mondo del cinema. È una sciocchezza sostenere che lattore entra nella pelle del suo personaggio. Al contrario, sono i personaggi a entrare nella pelle dellattore". Altri cineasti di fama internazionale, come André Téchiné, Alain Resnais, Nanni Moretti, Takeshi Kitano e Tim Burton sono stati influenzati dal cinema mentale.



                                     

2.2. Descrizione Movimenti e scuole cinematografiche

Un movimento, raggruppato in una corrente, può essere inteso come un modo di classificare lopera cinematografica. Heinrich Wölfflin inizialmente li definisce "sconvolgimenti del sentimento creativo". Gilles Deleuze rimarca nel suo saggio Limmagine in movimento come i movimenti cinematografici procedano di pari passo con i movimenti pittorici. Il cinema classico aveva lo scopo di rendere chiare le relazioni tra azione e reazione conseguente, ma nello stesso istante nascono nuovi movimenti.

Allinizio degli anni venti lespressionismo, in pittura, deforma linee e colori per esprimere i sentimenti. Al cinema si esprime principalmente attraverso il metodo recitativo degli attori e con lopposizione tra ombra e luce nellimmagine. Il cinema espressionista mette a confronto il bene e il male, come avviene nel film Il gabinetto del dottor Caligari diretto nel 1920 da Robert Wiene, uno dei primi film di questa corrente. Questo movimento si sviluppò in Germania, quando il paese si stava rimettendo faticosamente in piedi dopo la prima guerra mondiale, ma non riuscì a competere con il cinema hollywoodiano. Allora alcuni realizzatori degli studi cinematografici UFA, tentano di sviluppare un metodo per compensare la mancanza di appeal commerciale con ladozione del simbolismo nellimpostazione scenica. Il lato astratto delle scenografie proviene, in primo luogo, dalla mancanza di risorse: le tematiche principali riguardano la follia, tradimenti e altre questioni spirituali, differenziandosi così dallo stile romantico e avventuroso propugnato dal cinema statunitense. Tuttavia, la corrente espressionista scomparve gradualmente, ma verrà ripresa in diversi film polizieschi degli anni quaranta e influenzerà in maniera decisiva dal secondo dopoguerra il noir e lhorror.

Poi arriva lastrazione lirica, che a differenza dellespressionismo, fonde il bianco con la luce senza alcun conflitto e propone unalternativa che ispirerà in maniera decisiva i cineasti: lestetica melodrammatica di Josef von Sternberg e Douglas Sirk, letica di Carl Theodor Dreyer e Philippe Garrel, le tematiche religiose e spirituali di Robert Bresson che confluiscono tutte nellopera di Ingmar Bergman. Secondo lastrazione lirica, il mondo intero viene osservato tramite uno sguardo, un volto attraverso il quale sinstaura un gioco a intermittenza dei movimenti di luci che mettono in evidenza le caratteristiche dei personaggi, i quali con questo stratagemma ci conducono nel loro universo personale. Sternberg, in I misteri di Shanghai 1941 dice: "Tutto può accadere in qualsiasi momento. Tutto è possibile. Leffetto è costituito da due componenti: la valorizzazione dello spazio bianco unito al potenziale intenso di quello che deve accadere lì".

Durante gli anni cinquanta, il cinema scopre una nuova architettura dellimmagine, nella quale avviene una dissociazione tra immagine pura e azione rappresentata. Nasce la disarticolazione degli oggetti e dei corpi a partire dal dopoguerra immediato opponendosi alle convenzioni stabilite in precedenza. Il cinema di quellepoca inizia a dare importanza alla semplice visione: limmagine non è più costretta a ricercare significati occulti e scopi sui quali reggersi, diventando libera. In Lora del lupo di Ingmar Bergman 1966 il personaggio di Johan Borg, interpretato da Max von Sydow, pronuncia: "Adesso lo specchio è rotto. È tempo che i pezzi comincino a riflettere", frase emblematica sia per la condizione del protagonista, che vive isolato in un mondo tutto suo privato, sia per il cinema stesso e la sua rottura definitiva con la rappresentazione classica dello spazio, facendo nascere una nuova idea formalista.

In Italia, tra il 1943 e il 1955, si sviluppò il neorealismo: introdotto da Luchino Visconti Ossessione e Vittorio De Sica I bambini ci guardano, venne suggellato da Roberto Rossellini Roma città aperta e Paisà e idealmente chiuso dallo stesso De Sica Il tetto che firmò uno dopo laltro quattro capolavori assoluti di questa corrente, scritti in collaborazione con Cesare Zavattini: Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano e Umberto D. Il cinema neorealista per la prima volta abbandona i teatri di posa per scendere a contatto con la gente comune in mezzo alle strade, accentuando grandemente la sensazione di realtà documentaria. Le persone filmate sovente sono attori non professionisti, anche a causa della scarsità dei mezzi di finanziamento; il regista punta maggiormente lattenzione sulle persone più che sui personaggi, valorizzandole nel loro contesto sociale e nel loro insieme. Piuttosto che mostrare qualcosa, si preferisce la narrazione che spesso avviene in maniera cruda e spigolosa, ma poetica nel suo complesso. André Bazin si mostra subito entusiasta di questo movimento: il neorealismo appare come una sorta di liberazione, non solo per quanto riguarda il puro contesto storico, ma anche come liberazione dei vincoli cinematografici: si spingerà infatti ad affermare, a proposito di Ladri di biciclette, "Niente più attori, niente più storia, niente più messa in scena; cioè finalmente, nellillusione estetica perfetta della realtà, niente più cinema". Di contro, Gilles Deleuze vede nel neorealismo una delimitazione tra immagine come movimento e immagine come tempo.

Durante gli anni cinquanta in Francia si sviluppò la Nouvelle Vague, termine coniato sul quotidiano LExpress da Françoise Giroud. Questa corrente si differenzia dalle precedenti per la vitalità delle intenzioni di rinnovamento del cinema francese. La Nouvelle Vague cerca di inserire la tematica del lirismo nella vita quotidiana rifiutando la bellezza fine a se stessa dellimmagine. Con la Nouvelle Vague, tecnologie più perfezionate permettono una diversa maniera di produrre e girare film: arriva sul mercato la camera Éclair che utilizza il formato a 16 millimetri di pellicola, più leggera e silenziosa, che permette riprese in esterno più aderenti alla realtà soprattutto grazie al miglioramento della resa sonora. Jean-Luc Godard è il principale esponente del movimento, ma il punto massimo di rottura tra il film girato nei teatri di posa e il film girato totalmente in esterni si verifica nel 1973 con Effetto notte Nuit americaine di François Truffaut. Il movimento della Nouvelle Vague trasgredisce persino alcune convenzioni universalmente standardizzate come la continuità, ad esempio in Fino allultimo respiro Á bout de souffle di Godard o ancora lo sguardo in macchina, un tempo interdetto. Entro tale ottica, i cineasti erano destinati a evidenziare il realismo: i ricordi dei personaggi si presentano interrotti e sovente frammentati, mai ordinati o netti.

In seguito, compare un nuovo movimento, che mette in evidenza la resistenza del corpo. In comparazione con le correnti precedenti, ciò che cambia sono le riprese cinematografiche del corpo, che viene filmato molto prima che entri in azione, come un corpo in resistenza. Qui il corpo non è più un ostacolo che separa il pensiero in sé; al contrario, acquista una nuova forza proprio nellattesa del raggiungimento di nuovi traguardi. In qualche maniera, il corpo non attende; costringe il personaggio a una reazione che non avviene subito, ma viene dilatata nel tempo, oppure nei casi più estremi può non avvenire mai. Gilles Deleuze dichiarerà: "Noi non conosciamo esattamente cosa un corpo può fare: durante il sonno, in stato di ubriachezza, in tutti i suoi sforzi e resistenze, il corpo non è mai presente, può contenere apprensioni, attese, fatiche, persino disperazione. La fatica, lattenzione e la disperazione fanno parte degli atteggiamenti del corpo".

La resistenza dei corpi si manifesta in maniera rimarcabile nellintera opera di un esponente del movimento di rottura delle convenzioni e stilemi della Hollywood classica, John Cassavetes della New Hollywood. La macchina da presa è sempre in movimento, scorrendo parallela alle azioni degli attori. Attraverso limmagine, lo spettatore ricerca lo sguardo del corpo in sequenze lunghissime. Analogamente, il ritmo diventa più frenetico al punto che comincia a non andare più di pari passo alle capacità visive degli spettatori. Esso risponde, così come larte informale alla costituzione di uno spazio che si può quasi toccare con mano, oltre che esplorarlo. Nel cinema di Maurice Pialat i suoi personaggi cercano di mostrare lessenziale, deprivato di qualsiasi estetica per esibire la loro verità intima. Affermerà: "Il cinema rappresenta la verità nel momento in cui si effettuano le riprese". Per contro, i dialoghi restano onnipresenti, e ai giorni nostri restano una voce importante nelleconomia del film. Tuttavia i dialoghi non spiegano i sentimenti dei personaggi ma sono funzionali allazione pura, non sviluppano i loro pensieri dentro lazione stessa.

Allinizio degli anni ottanta, Maria Koleva introduce il concetto del film libro. Nel 1995 i danesi Lars von Trier e Thomas Vinterberg lanciano attraverso un manifesto di dieci punti il movimento Dogma 95 in reazione alle superproduzioni e allabuso degli effetti speciali. In esso, definiscono i vincoli per realizzare film allinterno del movimento, con alcune innovazioni radicali come labolizione della colonna sonora e ladozione esclusiva della cinepresa a mano; accetta esclusivamente ciò che si svolge sullo schermo. Il movimento viene dichiarato sciolto nel 2005, dopo aver realizzato 35 film o Dogmi: tra questi cè anche un lungometraggio italiano, Diapason 2001. Nel 1999 viene propugnato un contro manifesto di risposta in undici punti e in chiave ironica, Exdogma 99 dalla regista olandese di origine italiana Kyara van Ellinkhuizen.

Il cinema indiano costituisce un caso a sé stante: oltre a detenere il primato di industria cinematografica più prolifica del mondo, incluso il famoso "Bollywood", sviluppa un cinema principalmente musicale e cantato, dove il fatto recitativo passa in secondo piano, e una sorta di neoromanticismo occupa un posto di rilievo come pretesto per numeri cantati da solista o in duetto. La musica è perlopiù preregistrata, e mimata dagli attori, attraverso il procedimento del playback. Molti cantanti indiani giungono al professionismo e si occupano anche di doppiaggio. Più recentemente i cantanti e attori riescono a diventare essi stessi registi dei loro film, come Aamir Khan in Ghulam 1998 e Hrithik Roshan di Guzaarish 2010.

                                     

2.3. Descrizione Critica cinematografica

Un critico cinematografico, detto anche recensore, è la persona che esprime la sua opinione sul film attraverso un mass media come il giornale quotidiano o settimanale, una rivista specializzata, in radio, nella televisione e su Internet. I critici più popolari e influenti hanno sovente determinato il successo di una pellicola, anche se sovente pubblico e critica non sono sempre andate daccordo nel decretare il fallimento o meno di un film. Alcuni di loro hanno dato il nome a dei riconoscimenti, come il francese Louis Delluc e gli italiani Francesco Pasinetti, Filippo Sacchi, Pietro Bianchi, Guglielmo Biraghi e Domenico Meccoli; esistono inoltre diverse associazioni di critici che permettono lassegnazione dei premi.

Il mestiere del critico cinematografico è da sempre stato piuttosto controverso: alcuni recensori potevano vedere gratis le pellicole prima della loro uscita nelle sale, nonché ricevere un compenso per scrivere un articolo. Tuttavia, quando il critico esprime un parere sul film, esprime soltanto un suo parere personale: deve o dovrebbe tenere conto di un eventuale successo ottenuto presso il pubblico anche nel caso in cui non venga incontro al suo personale gradimento, poiché ciascun film - e ciascun genere cinematografico - ha la sua fascia privilegiata di spettatori. In aggiunta, il recensore deve o dovrebbe essere in grado di indirizzare il lettore alla scelta del film da vedere, sia commerciale che artistico, mettendo in evidenza le caratteristiche di ciascuna pellicola, come il metodo della fotografia o la tecnica del montaggio, particolarità scenografiche o tecniche di ripresa, ponendo in rilievo le differenze riscontrate tra autori diversi e, a volte, antitetici tra loro.

La critica cinematografica ebbe inizio sin dalla nascita stessa del cinema, dal 28 dicembre 1895, quando le prime proiezioni organizzate dai fratelli Lumière iniziano a interessare la stampa, dapprima blandamente, poi con un interesse sempre maggiore. Fino agli inizi del XX secolo, la critica al film riguarda soltanto il lato tecnico, ospitata perlopiù sulle riviste di fotografia poiché allepoca il film non era considerato unarte importante e influente come il teatro. Nel 1912, sul quotidiano francese Le Figaro venne condotto il primo sondaggio sulla concorrenza sempre più spietata che il cinema opera in rapporto allarte del palcoscenico. Fino ad allora, le critiche consistevano in aneddoti sulla lavorazione del film più o meno coloriti compiuti a scopo pubblicitario: del film si scrive unicamente per invogliare gli spettatori a entrare nelle sale cinematografiche.

Nel 1915, Louis Delluc visiona I prevaricatori The Cheat diretto da Cecil B. De Mille e rimane colpito dalla bellezza delle sue immagini. Decide di abbandonare la sua attività di poeta e romanziere per dedicarsi a quella che considera già una vera e propria arte: scrisse la sua prima recensione sulla rivista Film il 25 giugno 1917. Quindi convinse leditore di Paris-Midi a dedicare al cinema lo spazio che meritava, dicendo: "Stiamo assistendo alla nascita di unarte straordinaria". In seguito, i principali quotidiani francesi sviluppano rubriche interamente dedicate al cinema, come Le Petit Journal nellautunno del 1921. Adesso la critica non riguarda più la pubblicità al film e la sua vendita, ma la sua analisi strutturale. In Italia fu uno studente diciottenne, Pietro Bianchi, il primo a scrivere su un film considerandolo un fatto artistico, con la pubblicazione della recensione del film Il circo di Charlie Chaplin, sulla Gazzetta di Parma del 28 aprile 1928, precedendo di un anno Filippo Sacchi

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il cinema riesce a sopravanzare artisticamente il teatro. Tutti i quotidiani hanno uno spazio dedicato alla critica e vengono create le prime riviste specializzate, come Cinémagazine o Cinemonde, interessando inoltre il mondo accademico: si comincia ad esplorare il campo del cinema con studi, teorie e analisi sempre più approfonditi su approcci, metodi e discipline diverse, come compie il Journal of Film Studies. Nel dicembre 1943 André Bazin attaccò duramente il carattere del cinema dellepoca, ancora culturalmente limitato, che dava ancora priorità al lato commerciale a scapito di quello artistico. Nel 1951 Joseph-Marie Lo Duca e Jacques Doniol-Valcroze fondano la rivista Cahiers du cinéma alla quale Bazin passa quasi subito a collaborare. Attraverso le loro critiche dichiarano di poter fare a meno delle altre riviste che tollerano tutti i film, anche quelli di scarsa qualità. Linfluenza esercitata dalla rivista in Francia sarà enorme e svolgerà inoltre un ruolo determinante nella nascita del movimento della Nouvelle Vague, così come in Italia diversi collaboratori della rivista Cinema, promuovendo la realizzazione del film Ossessione di Luchino Visconti, pongono le basi per la nascita del neorealismo.

Data la popolarità sempre più crescente dei Cahiers, nascono altre riviste. La più importante fu Positif fondata a Lione nel 1952 da Bernard Chardère. Positif, per differenziarsi dalle altre riviste, non effettua soltanto la critica cinematografica ma sviluppa anche argomenti di storia del cinema. Tra i due periodici ben presto si svilupperà una forte rivalità, accentuata dal fatto di preferenza di un autore rispetto a un altro; un regista che piaceva ai recensori di una rivista era inviso ai collaboratori dellaltra. Nei casi di concomitanza delle preferenze su un singolo autore, si troveranno a discutere ferocemente per stabilire chi lo ammira per primo. Durante questo periodo viene creata la definizione di politica degli autori. Sempre nel 1952 in Italia, un collaboratore della rivista Cinema, Guido Aristarco, lasciò i compagni per fondare una sua rivista, Cinema Nuovo che diventerà il periodico principale della critica nostrana e influenzerà in maniera decisiva tutte le correnti critiche che verranno.

Parallelamente, in Canada nel 1955 il professore Leo Bonneville fondò a Montréal il periodico Séquences, tuttora in attività, che si distingue per la sua ottica pluralista e che rimane a tuttoggi la più antica rivista in lingua francese edita nel Nord America. Nel 1962, nel corso del Festival di Cannes nasce la Settimana Internazionale della Critica: i recensori e gli storici del cinema stanno diventando sempre più popolari presso i cinefili, i quali apprezzano la disapprovazione contro alcune decisioni della censura francese. Nel 1980, con laffermazione della televisione e il declino della sala cinematografica, anche la critica segna il passo e diverse riviste sono costrette a chiudere per mancanza di fondi. Ai nostri giorni un recensore, sia esso professionista o dilettante, può pubblicare la sua critica su Internet, sia a pagamento che gratuita. Anche se col tempo il loro lavoro ha perso molta dellimportanza di cui godeva, la figura del critico mantiene una certa influenza e può contribuire a creare o distruggere la reputazione di un film. Nel frattempo vengono organizzate associazioni di critici che premiano annualmente i film più meritevoli in occasione di diversi Festival. Citiamo in particolare le statunitensi New York Film Critics Circle Awards e la National Society of Film Critics, la britannica London Critics Circle Film Awards, la francese FIPRESCI e litaliano SNGCI.

                                     

2.4. Descrizione Cinefilia

La cinefilia è un termine il cui significato comune è "amore per il cinema". Ai nostri giorni, lespressione di questa passione per il cinema può essere molteplice; in ogni caso, il termine è stato utilizzato originariamente per descrivere un movimento culturale e intellettuale francese che si è sviluppato tra la metà degli anni quaranta e la fine degli anni sessanta. Comunemente, si definisce cinefilo la persona che dedica una parte importante del suo tempo a guardare film e a studiare larte cinematografica. Inoltre, un appassionato di cinema può anche fare raccolta e collezionare manifesti, locandine, riviste inerenti al cinema e altri oggetti collaterali. In ragione del suo carattere potenzialmente coinvolgente, la cinefilia è paragonata da André Habib a "una vera e propria malattia, ferocemente infettiva, della quale non si può sbarazzarsi facilmente".

Levoluzione del fenomeno della cinefilia è andato di pari passo con levoluzione del cinema. Cè stato un tempo in cui, una volta completato il processo distributivo nelle sale cinematografiche una pellicola, inizialmente composta di materiale infiammabile, scompariva dalla circolazione. Una volta usciti, i film non erano più in grado di essere visti, a meno di voler condurre ricerche capillari attraverso diverse cineteche. Per il cinefilo, quindi, risultava difficile osservare levoluzione degli stili cinematografici. Oggi, salvo alcune eccezioni, per la maggior parte dei film il problema di un loro recupero non si presenta in quanto vengono presentati sul piccolo schermo oppure pubblicati in DVD o Blu-Ray Disc. Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti, ancora una percentuale significativa della cinematografia risulta di difficile accesso; gli spettatori e i cinefili possono dunque attendere persino diversi anni per poter vedere un film raro, il più delle volte restaurato da qualche Cineteca, in qualche Festival del Cinema o nelle ristampe sui supporti digitali sopra citati, spesso arricchiti di materiale supplementare a volte di assoluto interesse. La lista di film ritrovati e quella dei film da recuperare - per tacere di quelli che si possono considerare definitivamente perduti - è molto lunga e certamente non esauriente.

Laccademico e storico francese Jean Tulard dice: "Per il vecchio appassionato di cinema era raro vedere un film in commercio, in quanto una pellicola, una volta esaurito il ciclo di proiezioni, scompariva. Non cerano, come adesso, 40 canali televisivi dedicati al cinema. Non esistevano neppure le videocassette o i DVD. Un film che per una lunga serie di motivi mancava lappuntamento con la distribuzione era un film difficile da vedere. Ciò significava, per i cinefili, sobbarcarsi sforzi economici per recarsi a vedere il film in qualche cineteca che spesso era in unaltra nazione, e ciò spiega perché i cinefili più anziani si definiscono figli della Cinémathéque, vale a dire figli di Henri Langlois, più precisamente quelli che persero la visione di molti di questi film". Daltra parte, fino a un certo punto per un cinefilo è stato possibile vedere la gran parte del patrimonio cinematografico mondiale. Questo è stato il caso con molti spettatori francesi tra gli anni quaranta e gli anni sessanta. Al giorno doggi, tenuto conto della crescita quasi esponenziale della produzione dei film dalla data di nascita del cinema, anche dedicandoci una vita intera gli spettatori possono vederne soltanto una piccola parte. Per gli spettatori contemporanei la scelta dei film da vedere avviene tra un approccio qualitativo oppure lapproccio quantitativo, ossia cercare di visionare il maggior numero di film prodotti; in questultimo caso si può parlare di cinefagia.

Il fenomeno della cinefilia ha avuto molte altre influenze: la più importante fu la nascita dei cineclub sviluppati appositamente per riunire gli appassionati del cinema: allo studio e discussione sulla storia le tecniche cinematografiche si accompagnò generalmente la visione di un film. Diversi membri di un cineclub hanno gli stessi interessi e programmano le proprie discussioni, dibattiti o proiezioni. Nel corso del tempo, il concetto di cineclub si è evoluto e si è ampliato anche ad altre attività sociali e culturali. Si è adattato bene anche a programmi educativi, come i "Ciné-gouters", attraverso obiettivi culturali come i "Ciné-philo" che lega il cinema alla filosofia, o ancora attraverso lorganizzazione di eventi non a scopo di lucro, serate tematiche denominate "Ciné-party".

Passata la seconda metà del XX secolo, larrivo dei nuovi media sconvolgerà le abitudini un tempo consolidate dei cinefili. Il televisore, il videoregistratore, il DVD, il Blu-Ray Disc e Internet diventeranno presto popolari anche per il cinefilo più esigente; in Italia in particolare, il primo media sopra citato godrà del picco di diffusione proprio nel momento di massima espansione dei cineclub. La loro crescente popolarità avrà serie ripercussioni sulla frequentazione delle sale cinematografiche, che inizierà a diminuire costantemente. Come si può notare dalla seguente tabella, in Italia avrà un crollo verticale dalla metà degli anni ottanta, mentre negli altri paesi in cui il cinema gioca un ruolo significativo la brusca diminuzione avverrà venti anni prima.



                                     

2.5. Descrizione La produzione cinematografica

Se la proiezione di un film è una cosa tutto sommato semplice ed economica, la sua creazione invece è una vera e propria impresa che in generale richiede la coordinazione di una troupe di centinaia di persone, limpiego di macchinari e attrezzature molto costose, la pianificazione di molte attività diverse, a volte contemporanee, e linvestimento di grosse somme di denaro: girare creare un film in modo professionale, anche in economia, costa comunque cifre dellordine del milione di euro. A fronte di questi costi e di queste difficoltà un film riuscito, che ha successo, può rendere cifre straordinarie. Daltra parte, se il film non piace, la perdita è molto grave. Bisogna dire che con lavvento del digitale però labbattimento dei costi di realizzazione dei film è notevole, ed è possibile girare film con piccole troupe, a volte anche composte da sei o sette persone.

In generale, le fasi della produzione sono: lo sviluppo del progetto, la pre-produzione, la lavorazione e la post-produzione.



                                     

3.1. Gli aspetti più importanti del cinema Regia

La regia cinematografica è quella fase di lavorazione attraverso la quale si passa dalla sceneggiatura al film vero e proprio, ossia "dalla carta allo schermo". Questa fase include particolarmente le scelte artistiche della narrazione, lorganizzazione e la durata delle inquadrature. Allinizio di questa fase viene realizzato lo storyboard che permette di visualizzare con una serie di disegni lidea della regia del futuro film.

                                     

3.2. Gli aspetti più importanti del cinema Soggetto e sceneggiatura

La produzione di un film parte generalmente da unidea. Lo sviluppo di questa idea porta alla stesura del soggetto, una prima bozza di quello che potrebbe diventare il copione di un film. Il soggetto, contenente solo lo svolgimento della vicenda in linea di massima, è presentato a uno o più produttori. Se ci sono i presupposti per uno sviluppo del progetto, il soggetto viene tramutato in sceneggiatura. Questo secondo processo è decisamente più lungo e delicato del precedente, e richiede delle buone conoscenze tecniche: una buona sceneggiatura, infatti, getta le basi per una buona riuscita del prodotto finale. Lo svolgimento dellazione narrato nel soggetto viene elaborato e raffinato, creando il copione finale del film.

                                     

3.3. Gli aspetti più importanti del cinema Fotografia

La fotografia cinematografica ha un ruolo fondamentale nella produzione di un film, essendo la responsabile principale dellaspetto estetico finale del prodotto. Il direttore della fotografia è uno dei collaboratori più stretti e importanti del regista. Insieme decidono la composizione e il taglio dellinquadratura, a che distanza inquadrare un soggetto, con quale angolo di ripresa, ecc. In base alla scena che si vuole riprendere, si deciderà, ad esempio, se effettuare una carrellata, una panoramica, un primo piano, un campo lungo, ecc. La vicinanza o meno della macchina da presa può influire, infatti, sulla carica emotiva della scena: ad esempio, inquadrando il volto di un attore o una scena di guerra. In questo contesto, possiamo affermare che la fotografia è larte di "raccontare per immagini", ed è parte integrante di quello che è definito come "il linguaggio cinematografico".

                                     

3.4. Gli aspetti più importanti del cinema Montaggio

Il montaggio è solitamente considerato lanima del cinema e parte essenziale della messa in scena operata dal regista. Il primo a rendere evidenti le potenzialità del montaggio fu David W. Griffith nel film La nascita di una nazione, ove teorizzò gli elementi alla base del "linguaggio cinematografico": inquadratura, scena e sequenza.

Grande attenzione al montaggio venne riservata dai registi sovietici degli anni venti. Lev Vladimirovič Kulešov e Sergej Michajlovič Ėjzenštejn furono i principali teorici del montaggio. Kulešov dimostrò limportanza del montaggio nella percezione del film attraverso un famoso esperimento. Facendo seguire sempre lo stesso primo piano dellattore Ivan Ilič Mosjoukine di volta in volta a un piatto di minestra, un cadavere o un bambino, rese evidente che lo spettatore avrebbe letto nel volto fame, tristezza o gioia. Questo prende il nome di Effetto Kulešov. Ejzenštejn invece teorizzò il "Montaggio delle attrazioni". Nel 1923 pubblicò un saggio in cui anticipava la pratica che avrebbe usato poi nelle sue pellicole. Nei suoi lavori, come Sciopero! 1925 o La corazzata Potemkin 1925, il regista inserì varie immagini non diegetiche, cioè estranee al testo filmico rappresentato, ma che per la loro capacità di esemplificazione potevano essere associate alle scene. Ad esempio, in Sciopero!, la soppressione della rivolta viene mostrata attraverso lo sgozzamento di un bue. Praticò unestrema frammentazione delle inquadrature, per cui un unico gesto viene mostrato da più angolazioni. Questo metodo di Montaggio si contrapponeva al montaggio classico o invisibile. Hollywood infatti attraverso i campo-controcampo o i raccordi sullo sguardo cercava di rendere il montaggio il più fluente possibile.

Il montatore segue le indicazioni del regista, che supervisiona il lavoro, e procede a visionare il girato tagliando le inquadrature utili e unendole tra loro. Tutte le scene, girate secondo le esigenze della produzione, sono poi montate nellordine previsto dalla sceneggiatura, o in altro ordine che emerge secondo le necessità della narrazione. Non sono rari casi di film completamente rivoluzionati in fase di montaggio, rispetto a come erano stati scritti.



                                     

3.5. Gli aspetti più importanti del cinema Colonna sonora

Con il termine colonna sonora ci si riferisce solitamente alle musiche di un film, ma il termine comprende laudio completo con dialoghi e effetti sonori. Dal punto di vista "fisico", la colonna sonora è larea della pellicola cinematografica il vero film dedicata alla registrazione dellaudio rappresentata nella lettura ottica da una fascia sulla quale viene impressa una variazione continua della densità dei grigi oppure una doppia linea spezzata, visibile come un fitto zigzag. Nel caso di lettura magnetica, la fascia o pista su cui è inciso il "sonoro" non è parte integrante della pellicola, ma è ad essa incollata ed è costituita da una sottile banda di nastro magnetico. Mentre la banda ottica è - una volta registrata - fissa e immutabile, la banda magnetica si presta a manipolazioni, re-registrazioni, cancellazioni, sovrapposizioni. La banda ottica subisce gli stessi processi di degrado di tutta la pellicola, compresi graffi e macchie, ne segue in definitiva la "vita". La pista magnetica, invece, è molto più delicata: è suscettibile di smagnetizzarsi, con la conseguente cancellazione del suo contenuto, ma anche di scollarsi dal supporto; in questo caso il reincollaggio è praticamente impossibile. Ne consegue che la pista ottica è di gran lunga la più usata, mentre la pista magnetica rimane prerogativa dei film a passo ridotto di tipo familiare Super8. La colonna sonora di un film accompagna e sottolinea lo svolgimento della pellicola, le musiche possono essere "originali" e non due categorie premiate distintamente.



                                     

3.6. Gli aspetti più importanti del cinema Effetti speciali

Gli effetti speciali sono una delle caratteristiche peculiari del cinema fin dai tempi del regista francese Georges Méliès, inventore dei primi rudimentali effetti visivi, ottenuti tramite un sapiente montaggio e lunghe sperimentazioni. Gli effetti sono stati poi progressivamente perfezionati grazie allintroduzione di nuove tecnologie, passando attraverso diverse fasi di sviluppo, fino ad approdare ai moderni effetti basati sulla grafica computerizzata, la quale ha rivoluzionato lindustria cinematografica liberando la fantasia di sceneggiatori e registi. Nonostante questo, molti degli effetti dipendono ancora oggi dallestro di coreografi, controfigure, truccatori, disegnatori, ecc.

Gli effetti speciali sono realizzabili sia durante le riprese sia in post-produzione, e sono classificabili in "visivi" e "sonori", e anche in "effetti fisici" ed "effetti digitali".

                                     

4. Cinematografie nazionali

  • Cinema cinese
  • Cinema francese
  • Cinema argentino
  • Cinema coreano
  • Cinema sovietico
  • Cinema svedese
  • Cinema cileno
  • Cinema italiano
  • Cinema britannico
  • Cinema indiano
  • Cinema statunitense
  • Cinema spagnolo
  • Cinema tedesco
  • Cinema iraniano
  • Cinema messicano
  • Cinema giapponese
  • Cinema russo
                                     

5. Premi cinematografici

  • Tony Award
  • Golden Globe
  • Grammy Award
  • Palma doro
  • David di Donatello
  • BAFTA
  • MTV Movie Award
  • Premio Emmy
  • Premio Oscar
  • Orso dOro
  • Leone dOro
  • Screen Actors Guild Awards